24 Luglio 2006
Sono un’attrice e amo molto la poesia. Ho deciso di unire queste due passioni e da pochissimo ho intrapreso l’avventura di leggere poesie per strada, sono una sorta di juke-box di versi.
Dopo che chi passa decide di fermarsi e scegliere tra circa 450 poesie per più di 100 autori, gode (spero!) di un ascolto personale attraverso delle cuffie artigianali realizzate con dei tubi, è più facile da fare che da spiegare.
Ieri sera sono andata a San Benedetto del Tronto dove si stava svolgendo un Festival Internazionale di Poesia (22 e 23 Luglio) convinta che fosse il luogo ideale per far apprezzare la mia iniziativa.
Ho parlato con gli organizzatori chiedendo di poter utilizzare uno spazio interno al giardino dove avveniva la manifestazione (Palazzina Azzurra), mi è stato replicato che le due cose non erano conciliabili.
Forse non ho spiegato bene cosa volevo fare, ma ho accettato, se pur con dispiacere, la loro decisione.
Ho allestito i miei due leggii allora fuori, nei pressi dell’ingresso, per tentare di coinvolgere le persone che entravano per seguire la serata.
Mentre il pubblico entrava nessuno si è fermato, se non un vecchietto, che non aveva certo nessuna intenzione di seguire un festival di poesia, ma si è lasciato benevolmente recitare una divertente poesia di Trilussa.
Poco dopo che la serata era iniziata è uscito un responsabile (aveva un cartellino appeso sulla camicia) che mi ha detto che la mia presenza lì non era gradita, perché disturbavo la loro iniziativa, al che ho spiegato che quello era un luogo pubblico e che non stavo facendo nulla che potesse disturbare (rumore o luci o altro), anzi, ma senza nessuna forma di elasticità e tanto meno di poesia, il signore non ha voluto sentire ragioni perché “tanto abbiamo già chiamato i vigili”!
Che amarezza!
Chi organizza iniziative come queste sicuramente è qualcuno sensibile, curioso, aperto verso gli altri, pronto a un confronto, almeno ciò pensavo prima di questa esperienza.
Come scriveva qualche tempo fa il nobel Josif Brodskij che “in campo culturale non è la domanda che crea l’offerta ma l’inverso, la poesia dovrebbe essere onnipresente come la natura che ci circonda o come i distributori di benzina”.
Comprendo la perplessità della gente che mi vede per strada e legge “Fatti una poesia!”, ma non comprendo e non condivido la visione elitaria di certe organizzazioni, che vorrebbero la poesia, e la cultura in generale, solo per ristrette categorie della società e disprezzano tutto ciò che si discosta dalla loro visione.
La poesia merita altro.
Mi chiedo da chi sono circondati i “poveri” poeti?
Rosetta Martellini