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dell'Università di Macerata
16 settembre 2006


 
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T’amo pio bove
11-09-2006 di Romina Antonelli

“Il premio Nobel Josip Brodski (vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1987), disse una volta che la poesia dovrebbe avere la stessa diffusione che hanno i distributori di benzina. Ecco, io vorrei essere quel distributore di benzina, ma di un altro tipo di benzina”. Così l’attrice marchigiana Rosetta Martellini spiega la motivazione che sta dietro alla sua originale performance, il juke-box di versi poetici Passo di Treia, 9 settembre. L’idea è tanto semplice quanto geniale: recitare poesie a richiesta, per pochi spettatori- al massimo quattro- che possono scegliere tra cinquecento poesie, selezionate personalmente dall’attrice. Ci si ferma, si sceglie la poesia da questa sorta di catalogo e si indossano delle cuffie frutto anch’esse dell’estro dell’attrice, in modo da poter ascoltare la sua voce senza il disturbo di rumori esterni. L’effetto è davvero emozionante: la singolarità dell’idea, la bravura dell’attrice e il carattere “estemporaneo” rendono questa esperienza unica. “T’amo pio bove” non è uno spettacolo teatrale (non siamo a teatro ma in strada) e non è teatro di strada. Non è un reading di poesia, perché è il pubblico a scegliere cosa vuole ascoltare, e questo fattore, unito alla prossimità fisica tra attore e spettatore, fa sì che la performance assuma i connotati di una lettura personalizzata, di un incontro confidenziale. Il catalogo curato dall’attrice testimonia una passione per la poesia e un lungo lavoro di raccolta e di selezione: dai classici italiani e stranieri (Dante, Leopardi, Ungaretti, E.Dickinson, Rilke, Verlaine), a versi più ridanciani (“L’uccelletto” di Trilussa e perfino “Cari difensori” di Totti). L’esperimento si rivela così una bella dimostrazione d’amore per la poesia, troppo spesso rinchiusa in nicchie elitarie, come se davvero fosse per pochi. Rosetta Martellini, che non è affatto d’accordo, ci racconta così come è nata l’idea, nell’intervista che ci ha rilasciato (v. allegato). Per maggiori informazioni sull’attrice: www.rosettamartellini.it
doc: Juke-box_intervista.doc
 

cittāteneo

on-line

 

 

 

Intervista a Rosetta Martellini

di Romina Antonelli

 

RA: E’ d’obbligo la domanda: come è nata l’idea?

RM: “Dalla necessità e dall’intuizione: la mente elabora delle cose, li per lì poco chiare, poi decifrandole prendono corpo. Ho sempre avuto una passione per la poesia: lo scorso inverno ho inciso un cd con un quartetto di flauti, dedicato a Leopardi. Tornando a Brodski, egli affermava che nella cultura è l’offerta a fare la domanda, e si domandava come mai negli Stati Uniti si vendessero diecimila libri su 350 milioni di abitanti. Io vorrei essere un distributore di benzina, provocatoria certo, perché uno non se l’aspetta, perché in strada si porta altro.. E’ un po’, per dirla con Fromm, “perdere la modalità dell’avere e acquistare quella dell’essere”..

 

RA: Nella scelta delle poesie c’è una grande varietà: a cosa si deve?

RM: Nelle mie intenzioni non c’è niente di intellettualistico, anzi voglio davvero portare la poesia ai più, anche a chi non se l’aspetta.. E’ per questo che nella selezione ci sono anche poesie che hanno una forza comunicativa molto popolare: L’uccelletto, Totti.. Per esempio Totti attira molti ragazzini, che di solito sfuggono la poesia..

 

RA: E invece così possono associare la poesia a qualcosa di divertente, e magari avvicinarsi anche a qualche poeta vero..

RM: Infatti. In generale, comunque, chi ha più curiosità  e più piacere sono proprio i giovani.

 

RA: Cosa cambia in una cosa come questa rispetto ad un lavoro in teatro, di fronte ad una platea?

RM:  Dal punto di vista attoriale c’è il piacere di recitare di fronte ad una o due persone, che tu guardi negli occhi e che ti guardano negli occhi.. Crea quasi imbarazzo, perché lo spettatore sente che stai recitando solo per lui. C’è uno scambio particolare, ti lascia una emozione forte.

 

RA: Ci sono state situazioni in cui si è creata una empatia particolare?

RM: Beh, ho recitato “Questo amore” di Prévert” ad una coppia sulla cinquantina: la moglie voleva dedicare la poesia al marito. Alla fine si sono guardati e si sono baciati, di fronte a me. Un’altra volta ho letto “Lettera di addio” di Garcia Marquez, e mi sono accorta che le persone che avevo davanti avevano gli occhi lucidi.

 

RA: Che cos’ha per te di speciale la poesia?

RM: La poesia è capace di toccare le corde più profonde con il linguaggio più sintetico. Unisce quindi la profondità alla sintesi: questa è la sua forza. Io amo il linguaggio poetico quando non è solo forma. La poesia esce sempre da una testa, quindi anche da un cuore, perciò è una voce umana. Più è semplice, più è forte.

Una volta, a un gruppo di tedeschi ho letto, tradotti in italiano, ad uno Rilke e ad un altro Hesse.. beh alla fine mi hanno detto che non ci avevano capito niente, ma che era stato comunque bellissimo!

 

RA: Cosa senti di dire riguardo a questa esperienza?

RM: Che è molto bella, pur con le tante difficoltà che comporta. Vorrei segnalare un episodio molto spiacevole che mi è successo in occasione del Festival Internazionale di Poesia, a San Benedetto del Tronto, verso la fine di luglio. Pensando che fosse una ottima occasione per proporre il lavoro alla gente, ho montato tutto fuori dalla sede del festival, ma ho incontrato una grande indifferenza. E’ passato un signore in bici ed è stato l’unico a farsi recitare una poesia. Mi ha molto colpito questo atteggiamento: sembrava quasi che non volevano che stessi lì... Proprio coloro che organizzano un festival di poesia, e che quindi dovrebbero avere una sensibilità verso di essa! Ho scritto a tutti i giornali (Leggi lettera) per segnalare questa cosa, e quelli di Fahrenheit, il programma di Radiotre, mi hanno risposto.