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Intervista a Rosetta Martellinidi Romina Antonelli
RA: E’ d’obbligo la domanda: come è nata l’idea? RM: “Dalla necessità e dall’intuizione: la mente elabora delle cose, li per lì poco chiare, poi decifrandole prendono corpo. Ho sempre avuto una passione per la poesia: lo scorso inverno ho inciso un cd con un quartetto di flauti, dedicato a Leopardi. Tornando a Brodski, egli affermava che nella cultura è l’offerta a fare la domanda, e si domandava come mai negli Stati Uniti si vendessero diecimila libri su 350 milioni di abitanti. Io vorrei essere un distributore di benzina, provocatoria certo, perché uno non se l’aspetta, perché in strada si porta altro.. E’ un po’, per dirla con Fromm, “perdere la modalità dell’avere e acquistare quella dell’essere”..
RA: Nella scelta delle poesie c’è una grande varietà: a cosa si deve? RM: Nelle mie intenzioni non c’è niente di intellettualistico, anzi voglio davvero portare la poesia ai più, anche a chi non se l’aspetta.. E’ per questo che nella selezione ci sono anche poesie che hanno una forza comunicativa molto popolare: L’uccelletto, Totti.. Per esempio Totti attira molti ragazzini, che di solito sfuggono la poesia..
RA: E invece così possono associare la poesia a qualcosa di divertente, e magari avvicinarsi anche a qualche poeta vero.. RM: Infatti. In generale, comunque, chi ha più curiosità e più piacere sono proprio i giovani.
RA: Cosa cambia in una cosa come questa rispetto ad un lavoro in teatro, di fronte ad una platea? RM: Dal punto di vista attoriale c’è il piacere di recitare di fronte ad una o due persone, che tu guardi negli occhi e che ti guardano negli occhi.. Crea quasi imbarazzo, perché lo spettatore sente che stai recitando solo per lui. C’è uno scambio particolare, ti lascia una emozione forte.
RA: Ci sono state situazioni in cui si è creata una empatia particolare? RM: Beh, ho recitato “Questo amore” di Prévert” ad una coppia sulla cinquantina: la moglie voleva dedicare la poesia al marito. Alla fine si sono guardati e si sono baciati, di fronte a me. Un’altra volta ho letto “Lettera di addio” di Garcia Marquez, e mi sono accorta che le persone che avevo davanti avevano gli occhi lucidi.
RA: Che cos’ha per te di speciale la poesia? RM: La poesia è capace di toccare le corde più profonde con il linguaggio più sintetico. Unisce quindi la profondità alla sintesi: questa è la sua forza. Io amo il linguaggio poetico quando non è solo forma. La poesia esce sempre da una testa, quindi anche da un cuore, perciò è una voce umana. Più è semplice, più è forte. Una volta, a un gruppo di tedeschi ho letto, tradotti in italiano, ad uno Rilke e ad un altro Hesse.. beh alla fine mi hanno detto che non ci avevano capito niente, ma che era stato comunque bellissimo!
RA: Cosa senti di dire riguardo a questa esperienza? RM: Che è molto bella, pur con le tante difficoltà che comporta. Vorrei segnalare un episodio molto spiacevole che mi è successo in occasione del Festival Internazionale di Poesia, a San Benedetto del Tronto, verso la fine di luglio. Pensando che fosse una ottima occasione per proporre il lavoro alla gente, ho montato tutto fuori dalla sede del festival, ma ho incontrato una grande indifferenza. E’ passato un signore in bici ed è stato l’unico a farsi recitare una poesia. Mi ha molto colpito questo atteggiamento: sembrava quasi che non volevano che stessi lì... Proprio coloro che organizzano un festival di poesia, e che quindi dovrebbero avere una sensibilità verso di essa! Ho scritto a tutti i giornali (Leggi lettera) per segnalare questa cosa, e quelli di Fahrenheit, il programma di Radiotre, mi hanno risposto.
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